inutile sfogo

Quando da piccolo, bambino e adolescente, scrivevo temi,
nelle conclusioni finali, quando era tempo di rendere evidenti
le mie opinioni, avevo una frase di rito “vorrei poter dire…etc etc”.
Chissà cosa pensavano i miei professori che, comunque, non l’hanno
mai corretta.
Quanto timore di sé, di me e degli altri, che racchiudevano quelle parole.
Ad ogni modo, quello che “volevo poter dire”, almeno lì, lo scrivevo.
Forse erano le altre le cose che, all’epoca, mi sarebbe piaciuto poter dire.
Chissà se qualche professore l’ha mai colto.
Non so perché mi viene da scrivere questo, oggi pomeriggio ma… notavo come,
negli ultimi due anni, io abbia raggiunto l’estremo opposto. Io “dico” oggi, eccome se “dico”! In entrambi i casi c’è un prezzo da pagare comunque. In generale, è meglio “dire”
più che si può. Credo di aver capito questo.
A volte, però, bisogna contenersi. Bisogna aspettare. Bisogna ricoprire di zucchero realtà che sono non belle a dirsi crude e semplici. Eppure essere diretti è una gran cosa e raramente permette fraintendimenti. Ma non a tutti gli umani piace. Siamo diversi.
E se anche è vero che non dobbiamo piacere a tutti e che adeguarsi non è un dovere, è vero anche che non è una questione che riguarda la sensibilità di uno solo. Bisogna stare attenti all’altro, agli altri. A me piace pensarlo. Il bene in qualche modo, prima o poi, porterà il bene. Avere tatto. A volte difetto di tatto. Ma forse è perché ho avuto poco contatto… che atto, il contatto! Quanta fiducia… nel permettere ad atomi, reazioni chimiche e pensieri di entrare in relazione con i tuoi atomi, con le tue reazioni chimiche e i tuoi pensieri. Probabilmente dipende dai casi ed esistono soluzioni miste, ma a volte mi chiedo se gli ingredienti vanno uniti con l’attenzione e lo scientifico amore che ci mettono gli scienziati del Cern, quando rischiano di far collassare lo spazio-tempo, oppure se le reazioni vere avvengono con l’impeto del Big Bang, o dell’eruzione di vulcani gemelli i cui magmi (me ne sono accertato sul dizionario) si incontrano nella furia degli elementi e, caldi, si fondono.
Ma la risposta l’ho già data. E la “misura” la padroneggio. Ma non con TE.
Mi sforzo di non pensare che hai avuto la mia fiducia. Il mio affetto.
Mi sforzo di non pensare che hai detto che IO avevo la TUA fiducia ed affetto.
Ed invece hai tradito la mia fiducia. E mi fa male questo pensiero, più di ogni altra cosa, che si poteva tranquillamente sopportare.
Ma se anche tornassi, come amico, o come chissà… io come posso, di fronte a me stesso, sorvolare su questo? Sono davvero così severo, come dici tu?
Io credo di essere ferito, in realtà.
Si sta rimarginando. Ma ogni tanto si apre ancora un po’.
Quando sarà totalmente chiusa… ci sarà Haydée… che oggi, in questo mondo, chissà dov’è…

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4 pensieri su “inutile sfogo

    • Anch’io, come Dantés, perdonerò (a dir la verità, una parte di me lo ha fatto subito, l’altra è stata “arrabbiata” per mesi)… perché ho voluto troppo bene a “Mercedes” per cambiare il bene in male.
      Ma, proprio come per loro, non è detto che le cose tornino come prima.
      Per adesso meglio andare avanti.
      Il futuro non lo conosciamo. 🙂

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