resoconti

E’ da tanto che non scrivo su questo blog, come se scrivessi su un diario. 
Ma ho bisogno di concentrazione e calma, per scrivere di me, senza filtri. 
Cosa è accaduto in questi mesi? Alcune cose positive, altre negative. 
Anche l’altra mia sorella è stata chiamata dalla scuola: supplenza fino a Giugno. 
Sembrerebbero esserci buone possibilità che, come la maggiore, possa inserirsi 
in pianta stabile nel bel mondo scolastico. Questo mi rende molto contento per 
lei. Aveva bisogno di questa iniezione di fiducia e speranza. 
Sia lei che noi, come famiglia. 
Per quanto riguarda me, ciò che mi reso più felice, in questo periodo, è che ho rivisto N. e siamo riusciti a mettere da parte tutte le incomprensioni passate e i litigi. 
E a ritrovare la fiducia reciproca. 
Mi sento finalmente in pace con me stesso. E mi va bene la sua amicizia. 
Gli vorrò sempre molto bene e gli auguro tanta felicità. Spero che un domani, guardandosi retrospettivamente, possa dirsi di essere stato felice, nonostante le asperità che la vita ha riservato anche a lui. Gli tenderò una mano ogni volta che potrò.

La cosa più brutta di questo periodo, invece, riguarda la malattia di mio padre. 
Purtroppo, a fine Dicembre, gli è stato diagnosticato un tumore al pancreas. 
E tutte le analisi fatte successivamente non hanno fatto altro che peggiorare la situazione, evidenziando metastasi ai polmoni e al fegato.
Pesa ormai 44 kg, ha tosse ed affanno quasi perpetui e mangia poco e con difficoltà. 
Per questi motivi, purtroppo, non può nemmeno tentare di curarsi. 
I dottori dicono che dovrebbe mettere su peso, per provare a fare qualcosa. 
Ma sembra già un miracolo che non perda altro peso. 
Una parte di me, comunque, spera per lui, per la sua salvezza. 
L’altra parte di me, invece, non riesce a credere che, probabilmente, 
vedrà il proprio padre morirgli davanti agli occhi. 
Soffrendo giorno per giorno. 
Oggi mi sembra molto diverso dall’uomo che temevo anni fa. 
E mi è palese tutta la sua fragilità. 

Tutto questo è terribile e mi rende evidente l’insussistenza della misericordia 
come qualità divina. Nessun essere amorevole e misericordioso può pensare 
un universo in cui un figlio sia inerme di fronte alla morte del padre e al dolore 
della propria madre. 
Se ci fosse un senso, sarebbe comunque crudele far avvenire le cose, 
senza palesarlo. 

Continuo a ripetermi (e a ripetere a mia madre e alle mie sorelle), che non siamo 
supereroi, e che non possiamo far altro che fare tutte le cose che sono nelle nostre possibilità. 
Fare quello che possiamo fare… 
Eppure, benché io sappia che è questa l’unica via… non mi sembra abbastanza. 

Meglio terminare qui questo post…
Ma sono contento di averne scritto un po’.
E’ una sfida vinta contro me stesso.

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