Coperta nera

Non lo so dove sono. Il nero mi avvolge
e passeggio alla luce di una rarefatta fiamma,
che vive nel palmo della mia mano sinistra.
La tua oscurità mi fa compagnia,
 infinita come l’universo:
la similitudine palese d’ogni mancanza
intesse legami tra le molteplici diversità
del tutto.
Ma, vedi, dove non esistono pigmenti
non è necessario sottomettersi ai mali.
Che tu non mi accechi, come luce piena
e perfetta, mi rassicura. E’ una comunione
di stato. Il duplicarsi dei timori umani
fonda la vittoria sulle solitudini.
E qui, se la volontà lo concede, posso nascondermi
tra le tue ombre, come in un grembo.
Io sono a mio agio, se il sincretismo è reciproco.
Diffidando della mia luminosità, l’ho sporcata
con intenzione di marginalità –
perché, schiavo della mia verità, ho preferito
creare un riparo nell’assenza.
E la luce del verbo, che risplende contenuta,
l’ho accesa e l’ho mantenuta, per osservare meglio
il segreto più nero e più bello, sepolto sotto la coltre
della tua superficie.
Eccomi! Gioco. E abbraccio i lembi di ogni tua cicatrice,
perché l’amore brama di coprire gli abissi
con una toppa d’uguale colore e di cucire la ferita –
vuol raccontarle, come si fa coi bambini,
che con un bacio l’ha guarita.
Vedi, dunque, anche qui c’è movimento
e c’è vita! 

– Giuseppe Circiello –

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