Ri-“membranze”

Secondo Seküre che, nell’oscurità della casa dell’ebreo impiccato, mi gridava infuriata aggrottando le belle sopracciglia, io avrei potuto tranquillamente mettere la meraviglia che tenevo in mano nella bocca delle ragazze circasse incontrate a Tiblisi, delle meretrici kipciache, delle povere spose vendute nei caravanserragli, delle vedove turkmene e persiane, di una qualunque delle puttane di Istanbul, che sono sempre più numerose, di quelle poco di buono delle donne di Mingerya, delle civette abkhaze e armene, delle megere ebree, delle streghe genovesi e siriache, degli attori bisessuali e dei ragazzini insaziabili, ma non nella sua.

Il Mio Nome è Rosso – Orhan Pamuk

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