La deriva autoritaria della Turchia: l’arresto di Selahattin Demirtas

[dato che l’articolo che dovevo pubblicare per il giornale, mi è stato involontariamente “soffiato”… lo pubblico qui! :-)]

A quasi quattro mesi dal fallito colpo di stato del 15 Luglio 2016, la salute della democrazia turca continua a destare preoccupazione. Dopo i numerosi arresti e licenziamenti, che si sono susseguiti in queste settimane e dopo le retate nei giornali di opposizione, culminate nell’arresto del direttore del quotidiano Cumhuriyet, Murat Sabuncu, nuovi segnali di deriva autoritaria arrivano dal paese anatolico. Selahattin Demirtas, il leader del partito filo-curdo di opposizione HDP, e la sua vice Figen Yuksekdag sono stati arrestati insieme a diversi altri compagni di partito. L’accusa è quella di associazione a organizzazione terrorista e separatista.

Il leader dell’ Halklarin Demokratik Partisi (Partito Democratico dei Popoli) è stato fermato ieri nella città di Diyarbakir, la più grande città a maggioranza curda della Turchia, nel sud-est del paese. E’ stato lui stesso a dare notizia degli arresti domiciliari, con un tweet, prima che il governo bloccasse, per ore, tutti i social network del paese. La vice, Figen Yuksekdag, è stata invece fermata ad Ankara.

Nelle ore successive all’arresto dei 12 parlamentari filo-curdi, un altro evento ha scosso la cittadina di Diyarbakir. Un’autobomba è infatti esplosa nel cuore della città, nei pressi di un edificio della polizia, causando la morte di 8 persone (2 poliziotti) e il ferimento di circa 100 persone.  Le autorità ritengono che l’attentato sia collegato agli arresti di Demirtas e dei suoi colleghi di partito.

Questi recenti sviluppi si attendevano già da Maggio, quando il parlamento turco approvò la legge che privava dell’immunità parlamentare i deputati accusati di complicità con il terrorismo. Gli osservatori internazionali e gli oppositori interni avevano paventato che una tale norma andasse a colpire proprio l’HDP.  Il Partito Democratico dei Popoli, infatti, ha fatto molto parlare di sé negli anni recenti, andandosi a porre come l’unica vera forza progressista, innovativa e di opposizione.

Il suo fondatore, Selahattin Demirtas, curdo di  43 anni ed ex-avvocato per i diritti umani, ha saputo creare una forza politica in grado di mettere insieme tutti i piccoli e divisi partiti curdi e non solo. L’HDP, infatti è anche il partito che si pone come difensore dei diritti delle donne, delle minoranze religiose, cristiane e alevite, e dei diritti LGBT. In pochi anni (il partito è stato fondato nel 2012), l’HDP ha saputo raccogliere milioni di consensi, arrivando ad ottenere più di 6 milioni di voti alle elezioni del 7 Giugno 2015, portando ben 81 dei suoi candidati in Parlamento. E fu proprio questo risultato elettorale a costringere Erdogan alle elezioni anticipate del Novembre dello stesso anno. Elezioni che videro l’HDP superare nuovamente la soglia di sbarramento, ottenendo 59 deputati.

Oggi, l’arresto di Demirtas è visto con crescente preoccupazione dalle cancellerie internazionali, che temono per la tenuta dello stato di diritto in Turchia. Martin Schulz, presidente dell’Europarlamento, parla di “un segnale spaventoso sulle condizioni del pluralismo politico in Turchia” ed anche Federica Mogherini, Alto Rappresentate per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza dell’Unione Europea, si dichiara “estremamente preoccupata”.

di GIUSEPPE CIRCIELLO

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