Concorso assistenti giudiziari – Esperienza, ricordi e blackout… pensieri.

Ecco, questa è una cosa che su The Boundless Emptiness non mi sento di scrivere… e dunque la scrivo qui… chissà perché! Sono strani i meccanismi della mente.

Dunque! Ieri sono andato a fare il concorso per assistenti giudiziari. Una gargantuesca folla era lì… Ognuno con le sue speranze. Se poi si pensa che tutta quella gente era parte del solo turno pomeridiano di un preciso giorno, e che il concorso dura quasi due settimane, allora si capisce quanto male stia l’Italia… e quanto la sicurezza nel lavoro, checché ne dicano i politici, che vantano la globalizzazione e il neo-liberismo, è un qualcosa di cercato da tutti. Ed insomma, dobbiamo ripensare un po’ i nostri paradigmi economici di civiltà occidentale.

Non voglio andare oltre, in questa sede. Tante cose ho visto ieri e a tante ho pensato. Mentre vedevo le persone oltrepassare i cancelli e voltarsi indietro a salutare i cari che le avevano accompagnate, ho pensato a te, papà. Se fossi stato ancora in vita e in salute, so che mi avresti accompagnato, come facevi con Giovanna, quando i concorsi li faceva lei. Saresti stato lì ad aspettarmi in auto, tanto tempo. E poi mi sono ricordato che già quasi un anno fa, a Luglio 2016 non c’eri… anche li non mi avevi potuto accompagnare. Caspita! Un anno e mezzo, quasi due, ormai, senza di te. Mi manchi. La tua voce, la tua intelligenza, il poterti abbracciare e anche i tuoi difetti. Eri buono e so che l’amore, a suo modo, è sempre stato alla base delle tue scelte. Poi ognuno ha il suo vissuto e il bello è proprio questo, che le persone pensano diversamente.

Ieri, comunque, mentre vedevo la gente voltarsi indietro e salutare, quasi mi mettevo a piangere. Mi è sembrato per un attimo di non avere nessuno. Ma non è così. Non è più così. Mena e Mattia, ad esempio, sono venuti a prendermi a Napoli, dopo che tutti i piani per il ritorno erano stati scombussolati dalla lentezza delle procedure pre-post- e concorsuali. Non sapevano niente, non li abbiamo avvertiti, eppure si sono precipitati alla stazione. Ci siamo perfino fermati, verso l’una di notte, a una cornetteria a mangiare i cornetti con la nutella. C’era anche Pina. Ed ovviamente loro non sono le uniche persone che oggi ho.

Sono queste piccole e grandi cose che a me oggi riempono il cuore. Chi non ha vissuto la mia vita non può capire, quanto per me essere riuscito ad avere queste cose, anche una volta ogni tanto, nella mia vita, sia importante. Tutto il resto ha valore, ma ne ha di meno. Grazie, vita.

Altra cosa, mentre viaggiavo da Roma verso Napoli, al ritorno, nel treno è mancata la luce. Blackout! Alcuni sono andati a cercare vagoni che l’avessero. Molti, compreso me, sono rimasti. Non farò qui polemica con Trenitalia, sarebbe facile. Dico solo che è stato bello viaggiare al buio. C’era una bella atmosfera, calma, tranquilla, rilassata. E si poteva vedere fuori dai finestrini. Il fatto che molti abbiano preferito restare nel vagone, secondo me, è indice di una diffusa ricerca di pace e tranquillità; una semplicità insita in noi, che se ne frega dell’obbligo al funzionalismo e alla perfezione del nostro secolo. Mi è piaciuto così tanto che ho girato un piccolo video per portarne il ricordo.

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