…sulle “amicizie” che non meritano…

Che ognuno abbia ciò che si merita, come ho sentito dire a Patty Pravo nel programma di Virginia Raffaele, non è poi sempre vero. Questa sua osservazione mi ronza in testa negli ultimi giorni e mi fa pensare a varie cose.

Oggi la lego a quanto “raccolgo” da alcuni “amici (perché sì, adesso le virgolette ci vogliono). A me non piace lamentarmi, ma non posso nemmeno fingermi cieco. Io sono una persona gentile e mite, ho le mie debolezze e punti di forza, la mia sensibilità. Forse non sono perfetto, ma sono sempre sinceramente disponibile e credo che sia piacevole parlare con me. Insomma, con me ci si diverte anche (altrimenti sono circondato da attori). Ad un amico/a che ha guadagnato la mia fiducia darei tutto quello che posso dare. E non sono il tipo di persona che vuole stare sempre “azzeccata“.

E non è che oggi scrivo queste parole perché mi aspetto qualcosa in cambio, il dare è sempre gratuito. Però che cazzo! Come faccio a non notare che i terreni su cui ho piantato i miei semi sono aridi? Siamo animali politici, abbiamo bisogno di un riscontro umano. E’ logico, quindi, che io ci rimanga male.

Non ho mai preteso che l’affetto che do alle persone dovesse essere ricambiato con la medesima intensità. Non è questo. Però arrivare addirittura a dimenticarmi, mettermi da parte, darmi per scontato e a non pensare che più che le parole a volte è un gesto a fare la differenza, mi sembra strano. Non so se mi indigna o mi fa soffrire. Questa è anche una questione di rispetto e di dignità, credo. Perché mi riferisco a persone che conosco da tempo e per le quali ho avuto modo di dare, fare e dimostrare varie cose: insomma, il mio affetto e il mio impegno.

E quindi io voglio essere accondiscendente al massimo grado. Voglio capire tutto e anche di più! Ma ad un certo punto anche basta! Non mi sento apprezzato! E in cosa ho sbagliato con le 2 – 3 persone che ho in mente, non lo comprendo. Avrei bisogno di saperlo, ma non posso nemmeno andare a chiederlo.

Io non mi merito questo. Questa è la mia sicurezza. La mia coscienza è linda. La soluzione la so. Sarebbe quella di mettere a nudo le ipocrisie di chi ormai si fa sentire solo per le feste comandate, sarebbe quella di far notare la poca correttezza di alcuni atteggiamenti, il fumo delle parole, che nascondono un vuoto di carne. La soluzione sarebbe avere la cazzimma (intraducibile, ma capibile, parola napoletana) e negarsi e negare favori, quando poi certe persone si ripresentano… Una lotta bassa. Perché certi atteggiamenti mi hanno davvero saturato! Perché no, ad un certo punto non va più bene essere superiori e fare finta di niente, se si ha un po’ di rispetto verso se stessi. Se si deve scegliere tra due solitudini, forse è meglio scegliere quella delle parole dette e non quella delle parole non dette.

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